Si tratta di una metodologia di potenziamento cognitivo creata e sviluppata in Israele dal Dott. Reuven Feuerstein a partire dagli anni 50, ora conosciuta e utilizzata in tutto il mondo in diversi ambiti, dall’educazione alla riabilitazione fino alla formazione del personale in contesti aziendali. Esso si fonda sulla teoria della modificabilità cognitiva strutturale. Cosa vuol dire? Fino agli anni 50 si riteneva che il cervello fosse un organo stabile e immodificabile e le difficoltà di apprendimento erano viste come conseguenza di una generica diagnosi di carenza neurologica di origine genetica. Oggi le neuroscienze confermano che il cervello si può modificare strutturalmente a seguito di esperienze di apprendimento significative: esso è quindi flessibile. L’apprendimento avviene sia attraverso l’esposizione diretta agli stimoli ambientali, sia soprattutto attraverso le esperienze di apprendimento mediato, cioè quelle esperienze che un mediatore (genitore, fratello, amico, insegnante, educatore…) sceglie, arricchisce e rende significative per il bambino/ragazzo, perché siano più fruibili e utili alla sua crescita.
Imparare a imparare…
COSA VUOL DIRE POTENZIAMENTO COGNITIVO:
Vuol dire in poche parole potenziare, migliorare, le nostre funzioni cognitive di base, cioè quelle abilità che facilitano il processo dell’apprendimento di ognuno e che sono legate soprattutto al funzionamento del pensiero. Sono funzioni cognitive ad esempio la capacità di ragionare in modo astratto, confrontare, categorizzare, essere flessibili, saper fare collegamenti, saper scegliere le informazioni importanti e utili a uno scopo, procedere con sistematicità e con un metodo, fare ragionamenti induttivi e deduttivi, fare ipotesi, …. È importante valorizzare il COME si apprende oltre ai singoli contenuti, perché il bambino/ragazzo impari ad imparare e diventi gradualmente più autonomo e in grado di approcciare problemi e situazioni utilizzando “la propria testa”: troppo spesso infatti si mira al risultato e all’acquisizione di nozioni sottovalutando l’importanza dei processi di apprendimento e le funzioni cognitive che ne rappresentano i prerequisiti.
COME si apprende
Sviluppare la funzione metacognitiva può essere per tutti i bambini, non solo quelli “con difficoltà”, una chiave per affrontare meglio il percorso scolastico: la Metacognizione è l’approccio riflessivo e attivo nei confronti della situazione di apprendimento: significa cioè riflettere su noi stessi, su come impariamo e rielaboriamo, trovare le strategie più efficaci per noi secondo il nostro stile cognitivo e di apprendimento, ma allo stesso tempo anche potenziare le aree in cui siamo meno competenti ma che possono esserci utili.
PERCHÉ FARE POTENZIAMENTO CON LA METODOLOGIA FEUERSTEIN?
Perché migliora la capacità di apprendere e ha una ricaduta positiva sul rendimento scolastico:
Le schede di lavoro non hanno riferimenti diretti ai contenuti disciplinari, ma permettono al mediatore di stimolare una riflessione sui propri processi di pensiero e sulle strategie per affrontare i problemi che saranno utili anche per l’apprendimento delle materie scolastiche. Sostengono pertanto la ricerca e l’acquisizione di un metodo di studio. “non sostituisce le discipline tradizionali, ma le affianca potenziando la strumentazione cognitiva per affrontarle” (Vanini, 2003)
Perché rinforza la motivazione ad imparare e stimola la curiosità:
le schede che vengono proposte sono piacevoli e interessanti da fare, stimolanti, accessibili, ma anche sfidanti al punto giusto (non troppo difficili, ma neanche troppo facili, perché in entrambi i casi non vi è apprendimento). Tutto ciò potrà avere una ricaduta positiva sull’approccio alla scuola, che rappresenta, insieme alla famiglia, il contesto di apprendimento più importante nella vita dei bambini/ragazzi, ma non è sempre vissuta serenamente.
Perché accresce la consapevolezza del proprio pensiero e migliora l’autostima:
i bambini/ragazzi imparano a conoscere il proprio modo di ragionare, a correggere abitudini non efficaci, ma anche a valorizzare i propri punti di forza e il proprio stile di apprendimento. Sperimentano un senso di autoefficacia e competenza che favorisce sicuramente un atteggiamento più positivo nei confronti dell’apprendimento in generale. Il mediatore infatti fa in modo che ogni bambino/ragazzo riesca a completare il lavoro e sperimenti il successo.
Perché è un metodo attivo:
è più importante fare domande che dare risposte! I bambini/ragazzi non sono fruitori passivi di nozioni e contenuti, ma attivi nel processo dell’imparare. Si impara a cercare soluzioni, non vengono date ricette.
Perché vengono apprese capacità e abitudini di lavoro efficaci ed efficienti
che possono servire in generale nelle situazioni della vita quotidiana. La parte finale di ogni incontro è infatti dedicata a generalizzare e trasferire gli apprendimenti a situazioni e contesti più generali e che appartengono alla vita del bambino/ragazzo. I familiari, e quando possibile anche la scuola, vengono coinvolti, a volte anche direttamente partecipando a momenti di lavoro, ma comunque sempre condividendo obiettivi e contenuti del percorso intrapreso, proprio perché il contesto di vita del bambino/ragazzo è importante e parte attiva del processo.
Perché il clima della “lezione” è positivo:
viene favorito il confronto costruttivo, il singolo viene valorizzato e ascoltato e non vi è giudizio né valutazione alcuna.
COME SI SVOLGE? Il Programma Feuerstein è composto da esercizi carta-matita appositamente costruiti per lavorare sulle varie funzioni cognitive coinvolte nei processi di apprendimento. Ogni partecipante riceve le proprie schede di lavoro, dovrà portare un quadernone A4, una matita e la gomma. Ogni incontro individuale ha la durata di 60’, mentre il lavoro di gruppo è di 75/90 minuti
IN PRATICA possiamo aspettarci che le bambine/i e le ragazze/i:
impareranno a essere più riflessivi, a leggere con attenzione le consegne, a essere precisi nella raccolta delle informazioni, a selezionare le stesse, a pensare prima di agire, a dividere compiti complessi in parti, a fare ipotesi e verificarle, a procedere con sistematicità, a pianificare, a usare il pensiero deduttivo e induttivo, a fare collegamenti tra materie, a trasferire gli apprendimenti a contesti diversi di vita, ad acquisire un lessico più ricco e vario per esprimersi meglio oralmente, a usare tabelle, schemi e sintesi;
impareranno a “usare la propria testa” e motivare le proprie idee e scelte, a cercare soluzioni diverse, a non rinunciare di fronte a compiti complessi, a guardare i problemi da più lati e punti di vista, a imparare dagli errori, a organizzare il lavoro, a confrontare, a seriare, a formare classi e sottoclassi, a ragionare su concetti astratti.
Impareranno a scoprire nuovi interessi e a riconoscere in se stessi capacità magari non valorizzate fino a quel momento, a discutere, a essere curiosi rispetto al “nuovo”, propensi a fare un po’ di fatica necessaria, ad autovalutarsi e a sviluppare senso critico, ad “aprire la mente” ed essere flessibili, ma anche assertivi.