Fare filosofia con bambine e bambini vuol dire porre domande esistenziali, parlare di significati, fare ipotesi e ragionamenti astratti, ma anche cercare corrispondenza tra le idee e l'esperienza concreta.
Attraverso giochi e stimolazioni appositamente pensati per un lavoro in gruppo si possono affrontare temi filosofici portando i partecipanti a pensare e immaginare, a trovare un proprio modo di darsi delle risposte riconoscendo quelle degli altri, ad aprire la mente a esplorazioni e scoperte; partendo dagli spunti e dalle idee che i bambini/ragazzi stessi portano si valorizza la formazione di un pensiero divergente (in altre parole il pensare con la propria testa), ma anche il collegamento tra la dimensione del pensiero e la realtà; non si danno per scontate certezze o nozioni esterne: si conversa, si dialoga, si cercano le parole giuste, si ascolta l'altro in modo attivo e partecipe.
Siamo convinte che questo esercizio possa avere una ricaduta forte e importante sull'apprendimento in generale perché favorisce un atteggiamento di curiosità e ricerca intellettuale: il bambino sarà portato a scoprire una visione più globale delle cose e allo stesso tempo vorrà approfondire e analizzare le questioni. Diventerà più consapevole dei propri pensieri e in ogni caso portato a motivarli, ma allo stesso tempo tollerante nei confronti degli altri e disponibile a mettersi in gioco.
Il laboratorio Filosofico da noi proposto si basa in particolare sulla metodologia elaborata dal Dott. Luca Mori dell'Università di Pisa e sulla “Philosophy for children” (P4C) di M. Lipman.
Esso parte sempre da uno stimolo che di solito è una lettura, un albo illustrato, un silent book, un'immagine, video, un'attivazione o un “esperimento filosofico”. Lo stimolo provoca una situazione di non-equilibrio tra ciò che si sa e ciò che non sappiamo, e questo porta inevitabilmente a farsi delle domande e a ricercare un nuovo equilibrio. Esso predispone e apre le menti a una molteplicità di direzioni ed esplorazioni che il gruppo stesso nel qui ed ora sceglierà di approfondire, esplorando il pensiero possibile e andando oltre il conosciuto e l'abitudine.
Il bambino è autorizzato, anzi invitato, a fare pensieri insoliti; il giudizio è sospeso e resta sospeso perché ogni pensiero ha diritto di espressione e non è né giusto né sbagliato di per sé. Ogni idea diventa utile, anche quando diverge dal pensiero comune del momento, anzi, a volte può contribuire a cambiare prospettiva e aggiustare il tiro.
Si affrontano le questioni considerandone sempre la complessità: non ci sono risposte scontate e preconfezionate, a volte non emergono neanche risposte. L'apporto di ogni singolo contribuisce al percorso del gruppo, che in questo senso è sempre più della somma delle parti.
Gruppi di max 8 bambini/ragazzi, scuola primaria e secondaria di I e II grado.
Alcuni obiettivi: stimolare la ricerca e la curiosità; esercitare la libertà di espressione; flessibilità del pensiero; abilità di problem solving, ossia un approccio creativo e personale alle situazioni-problema; pensiero ipotetico (farsi domande e ipotizzare conseguenze), induttivo e deduttivo; maggiore autonomia e responsabilizzazione; saper lavorare in gruppo e sviluppare l'apprendimento cooperativo, il confronto con gli altri, il rispetto delle opinioni altrui e l'ascolto attivo. Il punto di arrivo va sempre oltre i diversi punti di partenza. La conoscenza di se stessi attraverso l'esplorazione del proprio pensiero, anche attraverso le proprie emozioni. Atteggiamento più "fiducioso" e "aperto" nei confronti di contenuti e temi considerati difficili; questo indirettamente accresce l'assertività e la fiducia nelle proprie risorse (le cose difficili si possono fare!). Imparare ad utilizzare un linguaggio ricco e preciso che permette di definire concetti e significati e di comunicare realmente.